giovedì 28 febbraio 2013

Ultimo discorso da Pontefice Massimo della Chiesa Cattolica

INDULGENZA PLENARIA NELL'ANNO DELLA FEDE

INDULGENZA PLENARIA NELL'ANNO DELLA FEDE 31 232 Stampa Città del Vaticano, 5 ottobre 2012 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI concederà ai fedeli l'indulgenza plenaria nell'Anno della Fede che sarà valida dalla data di apertura (11 ottobre 2012 fino alla data di chiusura, il 24 novembre 2013), come si legge in un decreto reso pubblico oggi, a firma del Cardinale Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore e del Vescovo Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenziera Apostolica. "Nel giorno del cinquantesimo anniversario dalla solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II - si legge nel Decreto - il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha stabilito l’inizio di un Anno particolarmente dedicato alla professione della vera fede e alla sua retta interpretazione, con la lettura, o meglio, la pia meditazione degli Atti del Concilio e degli Articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica". "Poiché si tratta anzitutto di sviluppare in sommo grado – per quanto è possibile su questa terra – la santità di vita e di ottenere, quindi, nel grado più alto la purezza dell’anima, sarà molto utile il grande dono delle Indulgenze, che la Chiesa, in virtù del potere conferitole da Cristo, offre a tutti coloro che con le dovute disposizioni adempiono le speciali prescrizioni per conseguirle". "Durante tutto l’arco dell’Anno della fede, indetto dall’11 Ottobre 2012 fino all’intero 24 Novembre 2013, potranno acquisire l’Indulgenza plenaria della pena temporale per i propri peccati impartita per la misericordia di Dio, applicabile in suffragio alle anime dei fedeli defunti, tutti i singoli fedeli veramente pentiti, debitamente confessati, comunicati sacramentalmente, e che preghino secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. a.- Ogniqualvolta parteciperanno ad almeno tre momenti di predicazione durante le Sacre Missioni, oppure ad almeno tre lezioni sugli Atti del Concilio Vaticano II e sugli Articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica, in qualsiasi chiesa o luogo idoneo; b.- Ogniqualvolta visiteranno in forma di pellegrinaggio una Basilica Papale, una catacomba cristiana, una Chiesa Cattedrale, un luogo sacro designato dall’Ordinario del luogo per l’Anno della fede (ad es. tra le Basiliche Minori ed i Santuari dedicati alla Beata Vergine Maria, ai Santi Apostoli ed ai Santi Patroni) e lì parteciperanno a qualche sacra funzione o almeno si soffermeranno per un congruo tempo di raccoglimento con pie meditazioni, concludendo con la recita del Padre Nostro, la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima, le invocazioni alla Beata Vergine Maria e, secondo il caso, ai Santi Apostoli o Patroni; c.- Ogniqualvolta, nei giorni determinati dall’Ordinario del luogo per l’Anno della fede (ad es. nelle solennità del Signore, della Beata Vergine Maria, nelle feste dei Santi Apostoli e Patroni, nella Cattedra di San Pietro), in qualunque luogo sacro parteciperanno ad una solenne celebrazione eucaristica o alla liturgia delle ore, aggiungendo la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima; D.- un giorno liberamente scelto, durante l’Anno della fede, per la pia visita del battistero o altro luogo, nel quale ricevettero il sacramento del Battesimo, se rinnoveranno le promesse battesimali in qualsiasi formula legittima. I Vescovi Diocesani o Eparchiali, e coloro che nel diritto sono ad essi equiparati, nel giorno più opportuno di questo tempo, in occasione della principale celebrazione (ad es. il 24 Novembre 2013, nella solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo, con la quale si chiuderà l’Anno della fede) potranno impartire la Benedizione Papale con l’Indulgenza plenaria, lucrabile da parte di tutti fedeli che riceveranno tale Benedizione devotamente. Il Decreto si conclude ricordando che tutti i fedeli che "per malattia o gravi motivi" non possono uscire di casa, potranno ottenere l'indulgenza plenaria "se, uniti con lo spirito e con il pensiero ai fedeli presenti, particolarmente nei momenti in cui le Parole del Sommo Pontefice o dei Vescovi Diocesani verranno trasmesse per televisione e radio, reciteranno nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene il Padre Nostro, la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima, e altre preghiere conformi alle finalità dell’Anno della fede, offrendo le loro sofferenze o i disagi della propria vita.

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sabato 23 febbraio 2013

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I primi 5 cinque sabati del mese
LA GRANDE PROMESSA DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
Salva la tua anima ,inizia subito i primi 5 sabati del mese
devozione cuore maria La Madonna apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, tra l’altro, disse a Lucia:
“Gesu’ vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.
Poi, in quella apparizione, fece vedere ai tre veggenti il suo Cuore coronato di spine: il Cuore Immacolato della Mamma amareggiato per i peccati dei figli e per la loro dannazione eterna!
Lucia racconta: “Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v’è chi faccia atti di riparazione per strapparglieLe”.
E subito la Vergine Santissima aggiunse: “Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo:
A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”.
E’ questa la grande Promessa del Cuore di Maria che si affianca a quella del Cuore di Gesù.
Per ottenere la promessa del Cuore di Maria si richiedono le seguenti condizioni:
1 – Confessione, fatta entro gli otto giorni precedenti, con l’intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria. Se uno nella confessione si dimentica di fare tale intenzione, può formularla nella confessione seguente.
2 – Comunione, fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione.
3 – La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese.
4 – La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo.
5 – Recitare la corona del Rosario, almeno la terza parte, con la stessa intenzione della confessione.
6 – Meditazione, per un quarto d’ora fare compagnia alla SS.ma Vergine meditando sui misteri del Rosario.
Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria. 1– Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione. 2 – Contro la sua Verginità. 3– Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini. 4– L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata. 5 – L’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre.
Messaggio del 2 agosto 1983 (Messaggio straordinario-Medjugorje)
Consacratevi al mio Cuore Immacolato. Abbandonatevi totalmente a me ed io vi proteggerò e pregherò lo Spirito Santo perché si effonda su di voi. Invocatelo anche voi.
AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA PER OGNI PRIMO SABATO DEL MESE
Cuore immacolato di Maria, ecco a te dinanzi dei figli, i quali vogliono con il loro affetto riparare alle tante offese a te recate da molti che essendo anch’essi figli tuoi, osano insultarti e oltraggiarti. Noi ti chiediamo perdono per questi poveri peccatori nostri fratelli accecati dall’ignoranza colpevole o della passione, come ti domandiamo perdono anche per le nostre mancanze e ingratitudini, e quale omaggio di riparazione noi crediamo fermamente nella tua eccelsa dignità a altissimi privilegi, in tutti i dogmi che la Chiesa ha proclamato, anche per quelli che non credono.
Ti ringraziamo dei tuoi innumerevoli benefici, per quelli pure che non li riconoscono; confidiamo in te e ti preghiamo anche per quelli che non ti amano, che non hanno fiducia nella tua materna bontà, che a te non ricorrono.
Volentieri accettiamo le sofferenze che il Signore vorrà mandarci, e ti offriamo le nostre preghiere e i nostri sacrifici per la salvezza dei peccatori. Converti tanti tuoi figli prodighi e apri loro, quale sicuro rifugio il tuo Cuore, in modo che essi possano trasformare le antiche ingiurie in tenere benedizioni, l’indifferenza in fervida preghiera, l’odio in amore.
Deh! Fa’ che non abbiamo ad offendere Dio nostro Signore, già tanto offeso. Ottienici, per i tuoi meriti, la grazia di conservarci sempre fedeli a questo spirito di riparazione, e di imitare il tuo Cuore nella purezza della coscienza, nell’umiltà e mansuetudine, nell’amore verso Dio e il prossimo.
Cuore Immacolato di Maria, a te lode, amore, benedizione: prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
ATTO DI CONSACRAZIONE E RIPARAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
Vergine santissima e Madre nostra, nel mostrare il tuo Cuore circondato di spine, simbolo delle bestemmie ed ingratitudini con cui gli uomini ripagano le finezze del tuo amore, hai chiesto di consolarti e ripararti.Come figli ti vogliamo amare e consolare sempre, ma specialmente dopo i tuoi materni lamenti, vogliamo riparare il tuo Cuore Addolorato e Immacolato che la cattiveria degli uomini ferisce con le pungenti spine dei loro peccati.
In modo particolare vogliamo riparare le bestemmie proferite contro la tua Immacolata Concezione e la tua Santa Verginità. Molti, purtroppo, negano che tu sei Madre di Dio e non ti vogliono accettare come tenera Madre degli uomini.
Altri, non potendoti oltraggiare direttamente, scaricando la loro collera satanica profanando le tue Sacre Immagini e non mancano coloro che cercano di infondere nei cuori, soprattutto dei bambini innocenti che ti sono tanto cari, l’indifferenza, il disprezzo ed anche l’odio contro di Te.
Vergine santissima, prostrati ai tuoi piedi, esprimiamo la nostra pena e promettiamo di riparare, con i nostri sacrifici, comunioni e preghiere, tanti peccati ed offese di questi tuoi figli ingrati.
Riconoscendo che anche noi non sempre corrispondiamo alle tue predilezioni, né ti amiamo ed onoriamo sufficientemente come Madre nostra, supplichiamo il perdono misericordioso per le nostre colpe e freddezze.
Madre santa, vogliamo ancora chiederti compassione, protezione e benedizioni per gli attivisti atei e i nemici della Chiesa. Riconducili tutti alla vera Chiesa, ovile di salvezza, come hai promesso nelle tue apparizioni a Fatima.
Per quanti sono tuoi figli, per tutte le famiglie e per noi in particolare che ci consacriamo interamente al tuo Cuore Immacolato sii rifugio nelle angustie e tentazioni della Vita; sii cammino per giungere a Dio, unica fonte di pace e di gioia. Amen. Salve Regina..
«Il Signore 'Vuole' stabilire nel mondo la Devozione al mio Cuore Immacolato»
«Solo il mio Cuore può venire in vostro soccorso»
È giunto il tempo in cui le «Promesse» fatte dalla Madonna a Fa­tima, sono prossime al loro compimento.
L'ora del «trionfo» del Cuore Immacolato di Maria, Madre di Dio e Madre nostra, si avvicina; di conseguenza, sarà anche l'ora del grande miracolo della Divina Misericordia per l'Umanità: «Il mondo avrà un tempo di pace».
La Madonna vuole però operare questo mirabile Evento con la nostra collaborazione. Lei che ha offerto a Dio la sua piena disponi­bilità: «Ecco l'Ancella del Signore», ripete a ciascuno di noi le parole dette un giorno a Lucia: «Il Signore vuole servirsi di te ... ». Sacerdoti e famiglie sono chiamati in «prima linea» a collaborare al compimento di questo trionfo.

Il «messaggio» di Fatima
Ci siamo mai chiesti quale sia il messaggio delle apparizioni e del­le rivelazioni di Fatima?
L'annunzio della guerra, la conversione della Russia con la caduta del comunismo nel mondo?
NO!
La promessa della pace? Neppure!
Il «vero messaggio» delle apparizioni di Fatima è «la devozione al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria».
Viene dal cielo! È volontà di Dio!
La piccola Giacinta, poco prima di lasciare la terra per il cielo, ripeteva a Lucia:
«Tu rimani quaggiù per far sapere che il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione all'Immacolato Cuore di Maria».
“Dì a tutti che Dio concede le sue grazie per mezzo del Cuore Im­macolato di Maria.
Che le chiedano a Lei.
Che il Cuore di Gesù vuole che con il suo Cuore sia venerato il Cuore Immacolato di Maria.
Che domandino la pace al Cuore Immacolato di Maria perchè il Signore l'ha affidata a Lei».
Le comunicazioni celesti
Nella seconda apparizione della Vergine Ss.ma alla Cova di Iria, il 13 giugno 1917, la Madonna mostrò ai fanciulli la visione del suo Cuore Immacolato, circondato e trafitto da spine.
Rivolgendosi a Lucia, Ella disse: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Egli `vuole stabilire' nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto:
- la salvezza,
- queste anime saranno predilette da Dio,
- come fiori saranno collocate da me dinnanzi al suo trono.
Nella terza apparizione - 13 luglio 1917 -, la più ricca di dottrina e di promesse, la Vergine Ss.ma, dopo aver mostrato ai piccoli veg­genti la terrificante visione dell'inferno, con bontà e tristezza, disse loro:
«Avete visto l'inferno dove vanno a finire le anime dei poveri pecca­tori. Per salvarli, il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace».
«Tu, almeno procura di consolarmi e annunzia in nome mio...»
Ma il messaggio di Fatima non si chiuse qui; la Vergine infatti apparve nuovamente a Lucia il 10 dicembre 1925. Era con lei il Bam­bino Gesù, sollevato sopra una nube di luce, mentre la Vergine po­sando una mano sopra la spalla di Lucia teneva nell'altra mano il Cuo­re circondato di acute spine.
Gesù Bambino parlò per primo e disse a Lucia:
«Abbi compassione del Cuore della tua Ss.ma Madre. Esso è tutto coperto dalle spine con le quali uomini ingrati lo trafiggono ogni mo­mento e non vi è chi ne rimuova alcuna con un atto di riparazione».
Parlò poi la Madonna: «Figlia mia, contempla il mio Cuore cir­condato dalle spine con cui gli uomini ingrati continuamente lo tra­figgono con le loro bestemmie ed ingratitudini. Tu, almeno procura di consolarmi ed annunzia, in nome mio, che io ti prometto di assistere nell'ora della morte con le grazie necessarie alla salvezza eterna, tutti coloro che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confes­seranno e comunicheranno recitando il Rosario e mi faranno compa­gnia per un quarto d'ora, meditando i misteri del Rosario, con l'in­tenzione di offrire un atto di riparazione».
Alcune precisazioni:
- Lucia fece presente a Gesù la difficoltà che alcune persone avevano di confessarsi il sabato e chiese se fosse stata valida la confessio­ne fatta negli otto giorni.
Rispose Gesù: «Sì, può esserlo anche di molti giorni di più, pur­chè quelli che ricevono la Santa Comunione siano in grazia e abbia­no l'intenzione di riparare le offese al Cuore Immacolato di Maria».
Chiese ancora Lucia: «A chi non potrà soddisfare tutte le condi­zioni al sabato, non potrà farlo alla domenica?»
Gesù rispose: «Sarà ugualmente accetta la pratica di questa devo­zione alla domenica, dopo il primo sabato, quando i miei sacerdoti,' per giusti motivi, lo concederanno alle anime».
Perchè cinque sabati?
Lucia domandò poi alla Vergine perchè dovessero essere `cinque sabati' e non nove, o sette.
Riportiamo le sue parole:
«Figlia mia, il motivo è semplice - ri­spose la Vergine - sono cinque le specie di offese e bestemmie contro il mio Cuore Immacolato:
1. le bestemmie contro l'Immacolata Concezione;
2. le bestemmie contro la sua Verginità;
3. le bestemmie contro la Maternità divina, rifiutando, allo stesso tem­po, di riconoscerla come vera Madre degli uomini;
4. gli scandali di quanti cercano pubblicamente di infondere nel cuore dei bambini l'indifferenza, il disprezzo e perfino l'odio contro questa loro Madre Immacolata;
5. quanti mi oltraggiano «direttamente» nelle mie sacre immagini.
«Quanto a te, cerca continuamente, con le tue preghiere e sacrifi­ci, di muovermi a misericordia verso quelle povere anime».
In conclusione, le condizioni necessarie per la grande promessa sono:
- per cinque mesi ricevere la santa Comunione il primo sabato;
- recitare la corona del Rosario;
- tenere compagnia alla Madonna per quindici minuti meditando sui misteri del Rosario;
- fare una confessione con la stessa intenzione; quest'ultima potrà essere fatta anche in altro giorno, purchè nel ricevere la santa Comu­nione si sia in grazia di Dio.
Il Messaggio del nuovo Millennio
Questo nostro secolo è stato testimone di esperienze dolorose per la mancata risposta agli inviti del cielo. Tutti ne abbiamo vissuto le tristi conseguenze: una seconda guerra mondiale, più terribile della prima; la Russia ha diffuso i suoi errori nel mondo provocando conflitti, persecuzioni alla Chiesa, sofferenze al Papa, l'annientamento di alcune nazioni; l'ateismo è diventato il nuovo credo di tanti popo­li. Proprio in questo nostro secolo, che si riconosce come il più caino della storia umana, Il Signore si è impegnato personalmente a chiedere compassione ed a promuovere la devozione al Cuore della sua e nostra Madre, perchè con il trionfo di questo Cuore di Mamma, l'umanità riscopra l'amore e viva finalmente un'Epoca di pace, un'Epoca in cui l'uomo, «con un cuore nuovo» veda nell'altro uomo non una preda da conquistare, ma un fratello da amare e da salvare.
Il messaggio di Fatima è dunque un messaggio di «salvezza» per impedire che l'umanità pervertita dall'odio, sommersa da fiumi di san­gue innocente, capace di atrocità inimmaginabili finisca di perdersi eternamente e di autodistruggersi sulla terra.
Gli altri «messaggi» come la guerra, la fame, le persecuzioni alla Chiesa, le nazioni annientate... sono annunzi di realtà tristi e sconvolgenti per il mancato ascolto delle richieste fatte per la salvezza degli uomini.
Le ragioni teologiche della devozione e del culto al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria
Le rivela il Decreto con cui fu istituita la festa universale del Cuore Immacolato di Maria, nel 1944: «Con questo culto la Chiesa rende il debito onore al Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, poi­chè sotto il simbolo di questo Cuore venera con somma devozione:
- L'esimia e singolare santità della Madre di Dio;
- La sua materna pietà verso gli uomini, redenti dal sangue divino di suo Figlio».
Nello stesso Decreto è indicato il fine di tale Devozione: «Perchè per l'aiuto della Madre di Dio, sia concessa la pace a tutte le genti, la libertà alla Chiesa di Cristo e i peccatori siano liberati dai propri peccati e tutti i fedeli siano confermati nell'amore e nell'esercizio di tutte le virtù mediante la grazia».
Pertanto il culto al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria mette in luce la «santità» unica della Madonna, Madre e Regina di tutti i Santi perchè Immacolata, concepita senza peccato e quindi piena di grazia e, nel medesimo tempo, sottolinea «l'amore» tenerissimo di questa Madre del cielo verso tutti noi, suoi figli.
Se è vero che il capolavoro della sapienza e della potenza di Dio è il Cuore materno, che dire del Cuore di Maria, Madre di Dio e Ma­dre nostra che, mentre supera in santità ogni altra creatura, supera nell'«amore» quello di tutte le mamme della terra per i loro figli?
«Il Signore stesso lo vuole»
Convinciamoci, dunque, che la devozione al Cuore Immacolato di Maria non è stata inventata dagli uomini. Viene da Dio: «II Signo­re stesso lo vuole...»
Pensiamo a quanto Dio, in Cristo Gesù, abbia operato per la glo­rificazione del Cuore di sua Madre. Le apparizioni di Fatima oltre a documentare come Maria è presente nella storia umana, nelle no­stre vicende tragiche e sconvolgenti, per salvare l'umanità, rivelano:
1- Come il Signore, per vincere l'odio caino degli uomini, «Fratelli che uccidono i fratelli», nella sua infinita sapienza, abbia voluto met­tere in pienezza di luce la devozione ed il culto al Cuore della Madre sua e dell'umanità, rendendo visibile, con le lacrimazioni - ricordia­mo Siracusa - tutto il suo amore e il suo dolore per la rovina dei figli.
2. - Come, per arrivare alla glorificazione del Cuore di sua Madre, abbia condotto la Chiesa, nella persona di Pio XII, a «definire con un Dogma» che veramente la Madre di Dio e Madre nostra è stata assunta in cielo, dove vive nella gloria accanto a Gesù Cristo non solo con l'anima, ma con il corpo (1° novembre 1950).
Noi possiamo e dobbiamo venerare il Cuore della nostra Madre perchè è vivo, palpitante di amore e di tenerezza per noi.
«Il Signore lo vuole...».
Il culto al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria non è dun­que una nostra pia devozione, ma opera onnipotente di Dio per glori­ficare in cielo ed in terra la Madre sua e nostra.
Non è certo per devozionismo che i sommi Pontefici, a comincia­re da Pio XII, hanno risposto alle ripetute richieste di consacrazione della Russia e dell'umanità al Cuore Immacolato e Addolorato di Ma­ria!
La prima venne fatta da Pio XII il 31 maggio 1942, 25° anniver­sario delle apparizioni di Fatima, nella Basilica di San Pietro: «A voi, al vostro Cuore Immacolato... noi, in quest'ora tragica della storia umana, consacriamo solennemente la santa Chiesa, più ancora il mon­do intero, travagliato da, crudeli discordie, vittima della propria ini­quità...».
Sempre Pio XII, il 1 ° novembre, con la proclamazione del Dog­ma dell'Assunta, poneva il fondamento teologico della Devozione al Cuore Immacolato di Maria.
Il 25 marzo 1984, Giovanni Paolo II, in Piazza S. Pietro, consa-
crava solennemente l'umanità al Cuore Immacolato «perchè si sveli per tutti la luce della speranza».
Nessuna gloria, dopo la gloria resa da Gesù Cristo al Padre, sale dalla terra alla SS. Trinità, così piena e perfetta come la gloria che rende il Cuore Immacolato di Maria:
- Figlia prediletta del Padre;
- vera Madre di Gesù Cristo, Uomo e Dio;
- vera Sposa dello Spirito Santo;
- vera Madre nostra: «Ecco la tua Madre».
Da questi brevi accenni, ognuno può intuire il prodigio operato da Dio in questo nostro secolo, prodigio che continuerà ad accompa­gnare le generazioni degli uomini nel terzo millennio: il trionfo del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria.
Questo mistero di grazia che mette in ammirazione gli an­geli del Cielo - lo diciamo con dolore - lascia indifferente ancora tan­ta parte dell'umanità. E non solo indifferente! Quanti sorridono quan­do si parla di «Devozione al Cuore Immacolato di Maria», della sua «Grande Promessa» con i primi cinque sabati del mese.
Eppure, proprio questo secolo, per disegno divino, si concluderà con il trionfo del Cuore di Maria.
Dio stesso ha messo mano ai grandi «Mondiali» per questa glori­ficazione.
C'è una Madre che ci ama con un amore senza limiti; c'è una 'Ma­dre di Misericordia' che per noi piange e prega, perchè ci vuole salvi!
Il nostro impegno
Di fronte alla precisa richiesta: «Il Signore vuole servirsi di te per stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato e Addolorato», come potremmo rimanere indifferenti?
Dio lo vuole! «Vuole servirsi di te!» Non «desidera», non «sugge­risce», non «consiglia», ma vuole!
Non dimentichiamo mai che la visione del Cuore Immacolato di Maria si inquadra con quella più drammatica e sconvolgente delle anime che vanno all'inferno.
Nell'Anno Internazionale della Famiglia, noi abbiamo promosso la `Consacrazione' di ogni famiglia, di ogni parrocchia al Cuore Immacolato di Maria, aderendo ad una precisa richiesta della Madonna: «Voglio che tutte le famiglie si consacrino al mio Cuore».
Per questo nuovo anno (1995), il nostro impegno sarà di aiutare le famiglie, i singoli fedeli, le parrocchie a «vivere questa Consacrazione con la Grande Promessa dei primi cinque sabati».
Il trionfo del Cuore di Maria è il trionfo dell'amore, presupposto essenziale perchè tutti gli uomini siano salvi e l'umanità viva finalmente la «Civiltà dell'amore», il cui primo `frutto' è la Pace.
Tutti guardiamo con angoscia a tante Nazioni coinvolte da guer­re fraticide, a una umanità aberrante; ma pensiamo anche a quante famiglie sono in crisi perchè l'amore ha ceduto il passo all'egoismo
e all'odio, che apre la porta al delitto dell'aborto: «strage degli inno­centi», compiuta non più da Erode, ma da papà e mamma.
Il «segreto» per riportare le famiglie al disegno di Dio è di colla­borare tutti insieme a far vivere la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria con la pratica dei primi cinque sabati del mese, richiesta dalla Madonna stessa: «Annunzia in nome mio...».
Come è possibile questo?
Tutti ricordiamo gli avvenimenti straordinari che hanno sorpreso il mondo, a cominciare dal crollo del comunismo ateo in Russia, del muro di Berlino, conseguenze certe della Consacrazione al Cuore Im­macolato di Maria; ma perchè aspettare sempre di vedere per credere? «Beati quelli che crederanno senza vedere».
Tutti Apostoli della `Grande Promessa'
Rispondiamo quindi con gioia alla richiesta del Cuore Immacola­to di Maria, dei primi cinque sabati del mese promuovendone la pratica.
Le grazie promesse sono state «rivelate» dalla Madonna stessa:
- «A chi la praticherà prometto la salvezza».
- «Queste anime saranno predilette da Dio».
- «Come fiori saranno collocate da me innanzi al suo Trono».
- «Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti con­durrà a Dio».
Carissimi,
Vi invito tutti ad impegnarvi perchè la Consacrazione delle famiglie, fatta al Cuore Immacolato di Maria, sia completata vivendo e diffondendo «la grande promessa del Cuore Immacolato di Maria».
Avrete benedizioni e grazie speciali sulla vostra famiglia, sui vo­stri figli, sulla vostra discendenza.
Molte famiglie si salveranno dal divorzio ed apriranno i loro cuo­ri all'accoglienza della vita e si avvieranno ad una vita cristiana. L'uomo del duemila ha bisogno del Cuore Immacolato di Maria per costruire la «Civiltà dell'amore».
Benedico! Tutti al lavoro per produrre frutti, molti frutti e frutti duraturi.
Sac. Stefano Lamera
Delegato Istituto «Santa Famiglia»

venerdì 22 febbraio 2013



Venerdì, 22 Febbraio 2013

7 regole d'oro per pregare con i salmi


Il Salterio dialogo d’amore con Dio nella storia. Qual è l’idea chiave che domina il salterio? Il salterio è il dialogo d’amore con Dio nella storia, è il rapporto vivo, vitale e vitalizzante con Dio che realizza l’alleanza con il suo popolo. Se consideriamo i generi letterari, possiamo pregare tutti i salmi sotto questa ottica.
Ad esempio, gli inni sono la lode a Dio, perché è intervenuto a salvare il suo popolo, un Dio che si è fatto presente e vicino per guidare, condurre, liberale e salvare.
I salmi regali sono l’esaltazione del re, rappresentante di Dio sulla terra.
I salmi di pellegrinaggio non sono altro che il riconoscimento della presenza di Dio nel suo tempio.
I salmi di lamentazione sono la testimonianza della vicinanza di Dio nella miseria, la preghiera dei poveri di Jahvé che innalzano il loro lamento a Dio, perché credono che egli non è lontano dalla loro sofferenza e dal loro stato di bisogno.
Il Salmista è convinto che Dio entra in comunione con il suo popolo e per questo compone quel testo poetico, perché è certo che Dio entra nella storia del suo popolo, la fa sua e la conduce ad un compimento.
Per questo motivo i salmi non diventano mai vecchi. I salmi sono testi antichi, ma non invecchiati. Il Salterio è una preghiera giovane e viva, fino a quando ci saranno uomini viventi capaci di nutrirsi di essa. Se, malauguratamente, la Chiesa dovesse abbandonarli, essi diventerebbe immediatamente povera, diventerebbe vecchia. Quella dei salmi è una storia che continua secondo una via che solo Dio conosce, per cui ogni salmo può essere riletto e applicato a nuove situazioni, cioè alla vita della nostra Chiesa orante, la quale non ha solo il diritto, ma il dovere di continuare questo “lavoro” già iniziato in Israele, popolo dell’Antico Patto, per rivelare ciò che nella storia ha operato e continua ad operare mirabilmente Dio Padre, per mezzo del Figlio, nella potenza dello Spirito Santo.
Se i salmi sono questo dialogo d‘amore con Dio nella storia, allora per tutti noi essi divengono la possibilità concreta di entrare in comunione con Lui, mediante il concatenarsi della nostra storia personale e comunitaria.
Non bisogna mai dimenticare l’armonica sintesi tra l’aspetto personale e l’aspetto comunitario dei salmi, per cui si può senz’altro affermare che la storia del popolo d’Israele è la storia dei singoli. Il salmista, che è perseguitato, sa di non essere un caso isolato e indipendente dalla storia del suo popolo, della sua gente, per questo può fare riferimento alla “liberazione dall’Egitto“ per chiedere la sua personale liberazione.
Il salmo, originariamente comunitario, può essere usato per sé dal singolo israelita; come pure il salmo, originariamente del singolo, può essere applicato a tutta la comunità. Questa interscambiabilità tra preghiera personale e comunitaria, tra “io” e “noi” è la caratteristica propria della storia della salvezza che Dio dirige.
Questa considerazione ha una grande importanza per l’uso dei salmi nella nostra Liturgia delle Ore, perché dobbiamo imparare dal salmista a pregare in comunione con tutta l’umanità e innestati nella storia di ogni uomo che vive in questo mondo.
Il termometro della preghiera sta in questo continuo passaggio dall’io al noi, e ciò è estremamente fondamentale perché potrebbe succedere che, personalmente, mi trovo a pregare con un salmo di lode e di esultanza e posso sentirmi subito in sintonia con il salmista perché vivo nella gioia, nella gratitudine, nella serenità piena con me stesso. Ma tante volte non accade proprio così, proprio allora, dovrò ricordare che io sono dentro una storia per realizzare con ogni persona una comunione d’amore. In altri termini, posso essere triste, nell’angoscia e nel dolore e mi viene offerto dalla Chiesa di pregare con un salmo di lode, di gioia e di esultanza, allora devo pregarlo perché ci sono tanti altri fratelli che sono nella gioia, e viceversa io posso trovarmi nella gioia e mi succede di pregare con un salmo di supplica violenta o di lamentazione, che esprime il dolore che sfocia magari nella rabbia, allora devo pregarlo, ancora, perché ci sono tanti fratelli che stanno soffrendo, piangendo, che sono oppressi e perseguitati. Nella preghiera con i salmi devo sempre tener presente questa solidarietà che mi lega con tutto il popolo di Dio.
È quanto prevedono e prescrivono i Principi e Norme per la Liturgia delle Ore (= PNLO), dove leggiamo:
«Chi recita i salmi nella Liturgia delle Ore, li recita non tanto a nome proprio quanto a nome di tutto il Corpo di Cristo, anzi nella persona di Cristo stesso. Se ciascuno tiene presente questa dottrina, svaniscono le difficoltà, che chi salmeggia potrebbe avvertire per la differenza del suo stato d’animo da quello espresso nel salmo, come accade quando chi è triste e nell’angoscia incontra un salmo di giubilo, o, al contrario, è felice e si trova di fronte a un canto di lamentazione. Nella preghiera puramente privata si può evitare questa dissonanza, perché vi è modo di scegliere il salmo più adatto al proprio stato d’animo. Nell’Ufficio divino, invece, si ha un determinato ciclo di salmi valevole per tutta la comunità ed eseguito non a titolo personale, ma a nome di tutta la Chiesa, anche quando si tratta di un orante che celebra qualche Ora da solo. Chi salmeggia a nome della Chiesa può sempre trovare un motivo di gioia o di tristezza, perché anche in questo fatto conserva il suo significato l’espressione dell’Apostolo: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15) e così la fragilità umana, ferita dall’amor proprio, viene risanata nella misura di quella carità per la quale lamenta e concorda con la voce che salmeggia» (n. 108).
La difficoltà di pregare i salmi non sta nei salmi, ma nella fatica di vivere questa solidarietà, di far in modo che il battito del mio cuore sia in sintonia con il battito del cuore della Chiesa universale; la difficoltà vera sta nella nostra chiusura e grettezza d’animo.
Se nella preghiera delle Ore apro veramente il cuore alle ansie, ai drammi, alle sofferenze che il salmista vive, che ogni uomo vive, sarò anche aperto ad accogliere e comprendere (= prendere con me!) le difficoltà, i dolori, le ingiustizie che vediamo in questo nostro povero mondo.
I salmi allora diventano davvero quello che sono: “preghiere dell’Alleanza”, riflettono cioè la teologia dell’alleanza sia nel contenuto che nell’uso. I salmi sono il patto d’amore ieri con Israele e oggi con il nuovo popolo di Dio, che è la Chiesa.
Per realizzare può essere utile conoscere delle regole d’oro per un corretto e profondo uso liturgico dei salmi, cioè per pregare “cristiamente” con essi.

LE SETTE REGOLE D’ORO
1a Regola:
L’esperienza di fede del popolo di Dio
I salmi non sono una preghiera devozionale, cioè per la pura ricerca di qualche bella emozione, che magari Dio fa provare perché è compassionevole verso chi lo cerca, in maniera talvolta intimistica, quasi per crogiolarsi, trovando la propria soddisfazione e gratificazione spirituale. Indubbiamente i salmi non possono essere pregati in questa maniera, perché se li preghiamo così li facciamo “morire”; invece perché i salmi restino vivi devono continuamente essere reinterpretati alla luce dell’attuale esperienza di fede del popolo di Dio, della nostra Chiesa del nuovo millennio.
Per compiere questa reinterpretazione ci sono due criteri che vanno tenuti presenti che garantiscono serietà e coerenza.
  • Il primo criterio è la conoscenza del genere letterario dei salmi, cioè il suo significato primario perché fornisce gli spunti più validi per vitalizzare il salmo. Non si tratta di una limitazione, anzi, al contrario, è una ricchezza.
Concretamente, il genere letterario di un salmo lo troviamo nel titolo in rosso che dà la denominazione del salmo, subito dopo l’enunciazione del numero. Ad esempio: SALMO 100 – Programma di un re fedele a Dio.
  • Il secondo criterio è il rispetto del salmo a partire dal contesto liturgico. È quindi necessario fare attenzione alle solennità, alle feste, alle memorie che si celebrano durante l’anno liturgico della Chiesa, cogliendo il carattere proprio della celebrazione, e per questo può essere di aiuto l’antifona o anche il secondo titolo, cioè l’adattamento, la rilettura cristiana del salmo, che si ha, in genere, o con un versetto del NT, o con un versetto preso da un Padre della Chiesa. Ad esempio: SALMO 130 – Confido in Dio come un bimbo nella madre. Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Mt 11,29).
2a Regola:
Carattere comunitario del salterio
Il carattere prevalente, prioritario del salterio è quello comunitario. Ciò significa che non basta recitare i salmi in comune, perché sia salvaguardata la dimensione comunitaria della preghiera. Occorre, radicalmente e integralmente, porsi in comunione con tutti fratelli e sorelle, con tutto il popolo dell’Alleanza; è necessario farsi ascoltatori, mettersi in sintonia con una storia in cui si è chiamati ad entrare con fede docile, speranza salda e santità ardente. Sono i salmi che ci suggeriscono i pensieri e sentimenti. Altrove va ricercato il posto per l’espressione della nostra personalità. Con i salmi, è fondamentale voler pregare con Cristo, nello Spirito Santo, cioè nella Chiesa.
Per fare ciò occorre una grande purezza di cuore, la sincerità e la povertà di spirito, per essere come i poveri di Jahvé, i pii (gli hassidîm), autori e protagonisti del salterio che esprimono i propri sentimenti, che sono, al tempo stesso, i sentimenti di tutto il popolo, non cercano il proprio interesse, anzi quando pregano per una loro necessità vanno ad attingere all’esperienza della comunità di Israele: quella dell’esodo, del tempio, ma anche ad avvenimenti meno grandi e, comunque, più ordinari.
3a Regola:
Entrare nel contenuto vitale del salmo
E’ necessario immedesimarsi il più possibile nel “Sitz im leben”, cioè nel contesto vitale, nell’ambiente più esistenzialmente concreto in cui il salmo è nato. Per far ciò, occorre una buona conoscenza esegetica del salmo. Dovrebbe essere cura di tutti i cristiani, ma soprattutto di noi religiosi e non dare nulla per scontato.
Dobbiamo giungere a questa conoscenza esegetica, non tanto per curiosità o per “prurito” spirituale, ma per entrare in una comprensione globale della Sacra Scrittura, del vocabolario e dei temi biblici più importanti1.
Questa preparazione biblica è indispensabile per un accostamento serio e non accomodatizio verso qualsiasi salmo, ma, soprattutto e ancor di più, per una lettura “cristica” e cristiana del salmo, cioè per pregare come ha fatto Cristo e riattualizzarlo nella vita del singolo e della comunità ecclesiale.
Molte persone si fermano alla soglia dei salmi, perché li sentono come una preghiera ostica, vecchia, chiusa, non entrano in questo meraviglioso mondo perché non hanno una preparazione biblica sufficiente.
4a Regola:
I salmi sono poesia
E’ indispensabile ricordare che i salmi sono poesia, per cui è necessario conoscere e abituarsi agli artifici, alle metafore, alle figure retoriche, al simbolismo ai parallelismi, alle similitudini. Dobbiamo essere disposti ad apprezzare e a gustare lo stile della poesia ebraica. Ciò viene chiesto e spiegato anche nei PNLO, i quali affermano:
«Spesso le espressioni del salmo ci offriranno il modo di pregare più facilmente e con maggior fervore, sia quando rendiamo grazie a Dio e lo glorifichiamo in esultanza, sia quando lo supplichiamo dal profondo delle nostre sofferenze. Tuttavia - soprattutto se il salmo non si rivolge direttamente a Dio – può sorgere talvolta qualche difficoltà. Il salmista, infatti, nella sua qualità di poeta spesso parla al popolo rievocando la storia d’Israele; talvolta interpella altri, e fra questi magari anche creature prive di ragione. Talora introduce a parlare anche Dio stesso e gli uomini, e anche, come nel salmo 2, i nemici di Dio. È chiaro quindi che il salmo non è preghiera dello stesso tipo di una orazione o colletta composta dalla Chiesa. Inoltre il carattere poetico e musicale dei salmi comporta che talvolta siano piuttosto cantati davanti a Dio anziché svolgersi con discorso diretto a lui, come avverte San Benedetto: “Consideriamo come ci si deve comportare alla presenza di Dio e dei suoi Angeli, e partecipiamo alla salmodia in modo che il nostro spirito preghi all’unisono con la nostra voce”» (n. 105).

La poesia che troviamo nei salmi si fonda su un genere letterario particolare, basato sul parallelismo sinonimico, antitetico, progressivo.
Questo procedimento, che dà solennità e cadenza alla composizione, deve essere sempre tenuto presente nella lettura, per cui i salmi non possono essere letti in fretta, ma devono essere cantati lentamente nella lettura privata, mormorati, in modo da permettere che le parole si depositino nell’animo, creino una risonanza, che, a poco a poco, prende, afferra, avvince l’orante e permette alla tematica del salmo di penetrare nello spirito.
In questo senso, il canto gregoriano con la pausa ad ogni emistichio, la continua ripetizione delle cadenze musicali e l’alternanza dei cori resta ancora oggi, il più fedele e il più attento al modo di cantare salmi. Esso è in perfetta sintonia con i salmi in quanto poesia. Il canto è il modo migliore per pregare i salmi; infatti essi stessi sono nati come composizione in poesia da cantare. In ogni caso, però, anche quando non fosse possibile cantarli, va ricordato che solo una lettura lenta e meditata dà ai salmi tutto il loro sapore.
Nei salmi non possiamo cercare le concettualizzazioni, voler capire sempre ad ogni costo il significato di tutte le parole; non si può pretendere di avere le idee chiare su tutto. Del resto, non è questa la finalità dei salmi. Quando si canta o si ascolta la musica, l’intenzione non è quella di capire, ma quella di essere trasportati a realizzare un rapporto d’amore. Così è nei salmi, i quali sono finalizzati a realizzare un incontro tra ogni fedele e Dio, tra la comunità e Dio. Se si comprende veramente che i salmi sono poesia religiosa, ciò che conta è l’effusione del cuore. Nel rapporto d’amore di due persone, in questo caso il salmista e Dio, ogni parola che si dice non ha bisogno di essere spiegata e compresa. L’uso continuo e costante dei salmi, lentamente ci abitua alle immagini, all’intelligenza profonda e spirituale del testo.
I salmi si capiscono solo se, con pazienza, con fedeltà e con amore sapiente, ci si abitua a pregarli così come sono, testualmente. Non importa sapère, ma sàpere, alla latina, cioè gustare e deliziarsi della loro semplicità e bellezza. È un’azione che interessa non solo l’intelletto, ma anche il cuore, perché è il cuore che sa gustare sia le parole più ricche di tenerezza, come quelle più cariche di sdegno. A ciò fanno riferimento i PNLO, che a notano con saggezza:
«I salmi non sono letture, né preghiere scritte in prosa, ma poemi di lode (…). In verità, infatti, tutti i salmi hanno un certo carattere musicale, che ne determina la forma di esecuzione più consona. Per cui anche se il salmo viene recitato senza canto, anzi da uno solo e in silenzio, deve sempre conservare il suo carattere musicale: esso offre certo un testo di preghiera alla mente dei fedeli, tuttavia tende più a muovere il cuore di quanti lo cantano, lo ascoltano e magari lo eseguono con “il salterio e la cetra”» (n. 103).
Noni ricreiamo, dunque, il dualismo culturale che è stato superato con il Concilio Vaticano II, e che tuttavia può riaffiorare, cioè pensare i salmi come preghiera della mente, che obbligatoriamente bisogna fare perché lo prescrive la Chiesa, ma anche c’è la preghiera del cuore, quella privata, ricca di devozioni, di pratiche di pietà, più o meno sterili e superficiali!


5a Regola:
Il carattere umano dei salmi
Fermiamoci a riflettere sui PNLO, nei quali si legge:
Chi dunque vuole salmeggiare con spirito di intelligenza deve percorrere i salmi versetto per versetto e rimanere sempre pronto nel suo cuore alla risposta. Così vuole lo Spirito, che ha ispirato il salmista e che assisterà ogni uomo di sentimenti religiosi aperto ad accogliere la sua grazia. Per questo la salmodia, anche se eseguita con tutto quel rispetto che si deve alla maestà di Dio, deve prorompere dalla gioia del cuore e ispirarsi all’amore, come si addice a una poesia sacra e a un canto divino, massimamente alla libertà dei figli di Dio” (n. 104).
I salmi hanno in se stessi una piena umanità che richiede da noi una risposta altrettanto umana, frutto della risonanza del cuore. Questo carattere umano e spontaneo dei salmi è molto spesso disatteso, perché pensiamo che la preghiera, per essere “vera”, debba essere fatta in modo ieratico, composto, contenuto, deferente, rispettoso di quel Dio a cui ci rivolgiamo. Ma i salmi danno maggiore spazio all’espressione spontanea, talora brutale, allo scopo non sempre misurato ed “educato”, per cui noi, che siamo abituati allo stile classico della preghiera che dice sobrietà, devozione, dolcezza, linearità, siamo o possiamo sentirci sbilanciati nei confronti della preghiera biblica dei salmi che dice ardore, veemenza, crudezza. Tante espressioni talvolta anche “irrispettose” che troviamo nei salmi ci dicono che Dio permette all’uomo, nella preghiera, di esprimere tutto se stesso, senza veli, senza reticenze.
Tutti dobbiamo recuperare questa dimensione profondamente sofferta e umana della preghiera, anche liturgica. Se i salmi sono il dialogo amoroso con Dio nella storia, forse non è vero che la nostra storia come quella che troviamo pregata nel salterio, è fatta di momenti di delusione, di stanchezza, di amarezza, di scoraggiamento? E allora tutto va portato “dentro” la Liturgia delle Ore.
Nei salmi, Dio lascia parlare l’uomo in tutta la sua realtà e ambiguità, lascia gridare l’uomo: peccatore bisognoso di perdono; essere che anela a Dio, impegnato nella fedeltà anche se infedele; desideroso di giustizia, di donazione e di consacrazione a Dio solo. Nella lotta contro il male e il nemico, l’uomo chiede a Dio disperatamente aiuto: “Signore, perché? Fino a quando?”.


6Regola:
Il Significato messianico dei salmi
L’umanità, che si esprime nei salmi, è quella stessa che il verbo di Dio ha assunto ipostaticamente nella sua persona, con il mistero dell’Incarnazione.
Tutta la Scrittura, anche i Salmi ci parlano di Cristo, Verbo incarnato; ogni singola parola dell’Antico Testamento, riferita a Cristo, è unica e definitiva.
Tutto il salterio ha per noi cristiani un significato messianico, di conseguenza tutti i salmi possono essere pregati come parola di Cristo al Padre, del Padre a Cristo e del Corpo Mistico di Cristo al Padre.
Il riferimento a Cristo non si limita a qualche versetto, per esempio: “Hanno forato i miei piedi e le mie mani, posso contare tutte le mie ossa; Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. Tutti i salmi ci parlano di Cristo e ci portano a Cristo, non grazie ad applicazioni che noi artificiosamente possiamo pensare, ma seguendo le linee teologico-spirituali che ci vengono offerte dall’interpretazione patristica e liturgica.
Ci aiutano a capire meglio tutto ciò anche i PNLO, dove leggiamo:
Tre elementi nella tradizione latina hanno contribuito molto a far comprendere i salmi e a trasformarli in preghiera cristiana: i titoli, le orazioni dopo i salmi e soprattutto le antifone” (n. 110).
Si è già ricordato che l’attuale Liturgia delle Ore contiene due titoli.
  • Il primo, in rosso tondo, posto dopo il numero di ogni salmo, richiama in una breve frase la consistenza storica del salmo, ne dice il genere letterario e ne riassume il contenuto. Esso ci pone di fronte alla situazione vitale in cui è nato e maturato il salmo, ci aiuta a sintonizzarci con i sentimenti del salmista e ci ricorda la struttura poetica di cui si dovrà tener conto per una conveniente esecuzione.
  • Il secondo titolo, in corsivo nero, riporta una frase desunta dal Nuovo Testamento, dai Padri della Chiesa o da qualche scrittore ecclesiastico. Esso ha lo scopo di sottolineare il senso cristologico e messianico del salmo e la sua attualità. Così si passa dal senso letterale, richiamato nel primo titolo, al senso cristiano, o rilettura cristiana del salmo.
I due titoli che hanno un carattere ufficiale, strettamente liturgico, non sono proposti per la lettura pubblica, però offrono un prezioso aiuto in prospettiva cristiana. Una rapida lettura mentale di questi titoli ci aiuta ad entrare nel salmo nella visione cristologico-messianica-salvifica di esso.
Un altro elemento che può aiutarci in questo senso è l’antifona. Essa non è propriamente e unicamente un elemento melodico, ma ha lo scopo primario di situare il salmo nel momento o situazione (giorno, festa, ora) in cui viene pregato; tende cioè a sottolineare un aspetto particolare del salmo, nel suo riferimento a Cristo o alla Chiesa, e quindi a suscitare l’atteggiamento spirituale dell’orante, coglie il messaggio centrale del salmo e lo inserisce nel momento della preghiera. Esso giustifica perciò la scelta del salmo, richiama il tema di fondo, dandone la lettura cristiano-ecclesiale e insieme l’attualizza.

Anche il Gloria Patri che conclude ogni salmo, o ogni sezione di salmo è un tentativo di cristianizzazione dei salmi con uno spiccato orientamento trinitario (in uso a partire dal V secolo).
Un altro elemento che potrebbe aiutare a mettere in pratica questa sesta regola d’oro sono le collette salmiche, che ancora non sono state pubblicate ufficialmente, ma che potrebbero essere un validissimo supporto spirituale, perché riassumono e rileggono tutto il salmo in chiave cristologia-ecclesiale.


7a Regola:
Metodo di lettura cristiana dei salmi
Questa ultima regola d’oro per pregare con i salmi fa quasi da sintesi per raccogliere quanto sopra. Cosa fare per attuare un metodo di lettura cristiana dei salmi:
  1. Centrare insieme genere letterario, l’ambiente, il contesto vitale, la situazione umana e liturgica in cui il salmo ebbe origine o fu usato nell’Antico Testamento e per fare ciò abbiamo compreso il prezioso aiuto che può venire dal primo e secondo titolo, dall’antifona e dal Gloria Patri.
  2. Cercare di collocare la tematica del salmo nel complesso della rivelazione e scoprire in che modo si collega con l’esperienza umana e divina di Cristo.
  3. Pregare il salmo in comunione con Cristo, con la Chiesa, con tutta l’umanità, lasciandosi guidare di volta in volta alla lode, alla supplica, al ringraziamento, a seconda del tenore del testo, studiato e valutato nel suo stile letterario.
Occorre quindi una conoscenza cristiana dei salmi, una conoscenza nello Spirito Santo, una conoscenza nella Chiesa; una conoscenza storica-letteraria che domanda di essere trasformata in preghiera attuale, comunitaria e personale.
È necessario un lavoro paziente e lungo; comunque, già l’uso liturgico che ne facciamo quotidianamente e intelligentemente permetterà di superare le innegabili difficoltà. Abbiamo tra le nostre mani la preghiera della Chiesa da dire a nome della Chiesa nella quale scoprire il meraviglioso incontro con Dio, come fonte zampillante che sgorga in eterno.
La Liturgia delle Ore diviene allora “fonte e culmine” della mia vita nella santificazione del tempo, nel susseguirsi delle ore, dei giorni, degli anni e dei secoli. Nasce così la sana e vitale armonia tra liturgia e vita (SC 13) che presuppone impegno, sforzo, apertura al mondo divino, a quanto Dio ha compiuto per noi e in noi.


CONCLUSIONE
Nei salmi, da sempre, la Chiesa ha riconosciuto la voce del suo Signore, a cui unire la nostra voce (cfr PNLO, 7). Se comprenderemo e vivremo questo, noi potremmo dire di avere imparato a pregare.
Siamo poveri uomini e povere donne di Dio, che credono che la Liturgia delle Ore non è tutto, ma che tutto può cominciare dalla Liturgia delle Ore e culminare in essa. L’intelligenza umana è troppo corta e la volontà umana troppo debole, perché senza Dio noi non possiamo dare il meglio di noi stessi, senza di Lui non possiamo fare nulla, in ogni campo della vita, specialmente nella preghiera.
I salmi ci insegnano che la preghiera è amore, un amore espresso dalle singole parole dei 150 salmi. Di per sé, noi non sappiamo dire parole a Dio, egli ci dà le sue Parole per narrare il suo amore. Allora noi chiediamo ogni giorno a Dio la grazia di saper pregare perché cresca in noi l’uomo spirituale. Chiediamoglielo meditando le parole del nostro Santo Padre Bernardo:
«L’amore di cui è ripieno l’uomo spirituale è fervido, ormai sicuramente trabocca, e rompe, e dice: “Chi è debole, che anche io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?” (2 Cor 11,29).
Non c’è posto per la vanità dove tutto è occupato dalla carità. Infatti, la pienezza della legge e del cuore è la carità, a patto che essa sia piena. Infine, Dio è carità e non c’è nulla nelle cose che possa riempire una creatura fatta ad immagine di Dio.
Ecco dunque i doni che prima debbono essere infusi in noi, perché poi possiamo osare di effonderli sugli altri, donando dalla nostra pienezza e non dalla nostra insufficienza: prima di tutto la compunzione, poi la devozione, in terzo luogo il lavoro della penitenza, in quarto luogo le opere di pietà, in quinto luogo l’applicazione all’orazione, sesto il riposo della contemplazione, settimo la pienezza dell’amore.
Tutte queste cose le adopera un solo e medesimo Spirito, secondo l’operazione che si chiama infusione». (SC 18,6).
P. Carmelo Carvello
Docente Ordinario di Liturgia all’Istituto teologico
“G. Guttadauro” di Caltanisetta, affiliato alla
Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia in Palermo
1 Sono sempre utili i seguenti commenti ai salmi: G. Ravasi, Il libro dei salmi. Commento e attualizzazione, (coll. I-II-III), Dehoniame, Bologna 1991; G. Baraglio, Orientamenti per la lettura dei Salmi; bollettino bibliografico, in”Rivista del Clero” 54 (1973), pp. 678-687: D. Barsotti, Introduzione ai Salmi, Queriniana, Brescia 1970; D. Montagna, Parola e preghiera: i Bibliografia sul Salterio, in “Servitium” 11, nn. 19-20 (1977), pp. 222-223; R. Arconada, Los Salmos, versiòn y commentario, Madrid del 1969; M. Garcìa Corsero, Libro de los Salmos (Biblia Comentada IV/2), Madrid 1972, pp. 167-674.

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